martedì 20 marzo 2018

Rinnovo del Consiglio Direttivo


Faccio una premessa: ho sempre ascoltato un cospicuo numero di Colleghi lamentarsi dell’inadeguatezza dei cosiddetti rappresentanti di categoria; sento dire spesso che “il Collegio...” sbaglia, non fa niente, non serve a niente, costa inutilmente. Queste espressioni mescolano presunte responsabilità di uno specifico Consiglio alla presunta inutilità dell’istituzione stessa. Non considero le generiche accuse di “interessi privati” perché qualora fossero dimostrati bisognerebbe cercare una soluzione tramite la giustizia ordinaria.
Non so neppure se l’inutilità dell’istituzione sia reale o presunta, cosa che non ritengo significativa dal momento che allo stato attuale delle cose è un’imposizione a cui non possiamo sottrarci.
Ma non potendo sfuggire è consigliabile tenerne conto e valutare le possibilità di influire anche per cambiarla; e questa è un’altra rimostranza che accompagna le precedenti: si pensa che “tanto darsi da fare non serve a niente”. Mi sembra che questa mentalità sia confermata dalla scarsa partecipazione, prima di tutto alle elezioni del Consiglio Direttivo. Partecipazione tradizionalmente scarsa e altrettanto tradizionalmente contraddistinta da un discreto numero di voti di “protesta”, resi inutili dal sistema elettorale vigente, che confermano in sostanza la sensazione di inutilità del dissenso. Gran brutta sensazione!

Eppure basta avere una banale conoscenza del sistema per poter avere effetti concreti.

Nei Collegi che ho potuto osservare quando si giunge a ridosso delle elezioni ogni iscritto si vede recapitare una lista di nomi “proposti” dal Consiglio in scadenza; qualche volta arriva anche un’altra lista, per lo più in contrasto con la precedente. Io non ne ho mai viste tre. Definirei questa procedura di rinnovo del Consiglio “a invito” per una lista o “in conflitto” per l’altra. E quando ho visto “vincere” la seconda sono cambiate le facce ma non il metodo e perciò chi si sentiva escluso non modifica la percezione e in effetti non ha alternativa di sorta. Quindi “protesta” scrivendo nomi diversi, ma sono sostanzialmente nulle le probabilità che su almeno uno di essi convergano preferenze sufficienti alla sua elezione.

Perciò considero determinante che ogni Iscritto che si rende disponibile a far parte del prossimo Consiglio Direttivo lo possa far sapere agli elettori presentando loro anche le proprie idee e proposte. Soltanto così vedo la possibilità di dare il corretto risalto a idee e persone.

Questa è una sede adeguata a presentare sé e le proprie proposte o anche soltanto a informarsi su quelle altrui, a confrontarle e affinarle nei mesi che restano prima delle prossime elezioni. Lo si può fare inviando commenti o proponendo argomenti nel blog.
Mi rivolgo soprattutto ai Colleghi di Bologna, dove sono iscritto, auspicando un primo passo verso un rinnovamento della mentalità che possa ridare ossigeno alla Libera Professione.

Leonardo Gualandi

4 commenti:

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  2. Buongiorno. L'argomento introdotto da Leonardo è, per me, particolarmente "doloroso", sia perché apprendo che il disinteresse per le vicende del Collegio è un malcostume presente anche da voi sia perché apre la stura ad una serie di vicende personali che mi hanno lasciato molta amarezza. Leonardo sa che ho fatto parte del Consiglio del Collegio di Potenza per molti anni e che per due mandati ne sono stato il segretario: in quegli anni ho maturato la convinzione che è cosa buona e giusta modificare l'ordinamento obbligando ogni iscritto ad esserne membro accollandosi il dovere di amministrare la cosa comune: solo così si potrà capire che il ruolo dell'Iscritto non è quello di rispondere al sollecito elettorale o, come dicevano a me, partecipare all'assemblea per la ratifica dei bilanci, ma ben altro.
    Per carattere non sono gentile e non mi piacciono le conclusioni a tarallucci e vino: scrivo questo perché ho imparato a diffidare dei miei Colleghi. L'amarezza del ricordo di quegli anni è dovuta al crollo di ogni benevolenza d'animo nei confronti di costoro, che si sono dimostrati essere ciechi, falsi, ipocriti, interessati solo al loro tornaconto e quant'altro di peggio si possa individuare in una consorteria umana, e più diventa radicato il convincimento che non vale assolutamente la pena perdere tempo appresso a queste persone più ammiro Leonardo, che ne ha ancora fiducia e su cui ripone speranze!
    Vi invidio, cari Colleghi bolognesi, voi avete una persona di specchiata onestà con uno spirito “illuminista” degno di ben altri consessi, io non me lo farei scappare e anche se non si candida e non lo vuole lo manderei in Consiglio dotandolo di tanti di quei voti da dover fare per forza il Presidente
    Per questi motivi non parteciperò alla discussione sul comportamento del geometra massa e del geometra singolo, per di più legandolo al tema della Politica Professionale (secondo me è più materia da antropologi che di appassionati di questa Professione) pur tenendoci a farlo non essendo mai riuscito a distinguere bene il pubblico dal privato, intendendo per primo l'esercizio professionale: mi rendo conto che dovrei partire da lontano, annoiarvi descrivendovi cosa significa iniziare la Professione e l'impegno per il Collegio avendo 23 anni in una cittadina di provincia del Sud, negli anni in cui ne era padrone un certo Emilio Colombo, potente notabile democristiano. Non è il caso e non è il luogo giusto.
    Vi leggerò con piacere.

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