Salve,
l'osservazione fatta da Duccio alla mia precedente domanda mi ha fatto notare che l'oggetto di quella (Formazione Professionale e crediti) era troppo generico; quindi l'ho precisato specificando la velocità e riapro qui il tema da lui posto che là, con quella modifica, sarebbe marginale.
Assumendo che il metodo dei crediti formativi sia efficace, la presenza di Formatori attivi nello stesso campo per cui fanno formazione pone certamente il problema segnalato da Duccio: è ragionevole che a chi è riconosciuto in grado di formare i Colleghi vengano riconosciuti meno CF che ai Colleghi stessi?
Praticamente così facendo si dà per scontato che gli allievi superino il maestro!
Altrimenti come si dovrebbero calcolare i CF che merita il Formatore?
Ad esempio chiedere una valutazione ai suoi "discepoli" comporta criticità importanti come la probabile "riconoscenza" a prescindere dai contenuti.
Che ne pensate?
Leonardo
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lunedì 16 gennaio 2017
venerdì 13 gennaio 2017
Convenzionalità e Anti-Convenzionalità nelle Riconfinazioni
Buongiorno a tutti
Premetto che queste mie riflessioni sono del tutto personali e che questo messaggio non vuole essere una lezione, un dogma, un precetto o qualcosa di simile e nemmeno un intervento che vuole esaurire il tema ma invece l’inizio di una discussione, spero proficua, che prenda in considerazione uno degli aspetti più importanti, deontologicamente parlando, della materia: quello dell’approccio.
L’approccio è fondamentale per poter risolvere i conflitti in modo positivo, che non vuol dire necessariamente arrivare ad una transazione o una mediazione ma, invece, far prevalere le ragioni di chi le ha, tenendo conto di tutte le evenienze e le incertezze potenziali del processo di ricostruzione. Evenienze che trovano fondamento e ragione appunto nella Convenzionalità o non Convenzionalità della materia.
Nell'approccio e, di conseguenza, nei contatti con la committenza è fondamentale mostrare prudenza perché anche ragioni che possono sembrare assolute e al di sopra di ogni sospetto potrebbero non esserlo agli occhi del Giudice o scivolare su delle evenienze impreviste.
Riporto velocemente qualche esempio.
In una causa di qualche anno fa ricostruimmo, con il CTU, la linea di confine così come rappresentata sulle mappe catastali di Impianto. Facemmo un lavoro accurato e ben eseguito. Anche il CTP di controparte prese atto delle evidenze che si palesarono e nelle quali la sua parte era soccombente. Alla fine però la causa fu decisa da un banalissimo Certificato Sostitutivo di notorietà allegato ad un Condono Edilizio nel quale la mia cliente dichiarava che aveva costruito un annesso sul retro del fabbricato principale sul confine di proprietà quando invece la faccia più esterna si trovava 2 metri dentro al confine.
In un’altra ricostruimmo, con il CTU, il confine incerto soggettivamente. Il mio cliente contestava infatti la costruzione di un muro sul confine da parte del vicino avvenuta 8 anni prima e in posizione non corretta. Facemmo tutte le indagini del caso anche sulla fotogrammetria e vedemmo come effettivamente il vicino aveva invaso il terreno del mio committente per circa 1,5 metri. La causa fu decisa invece dalla testimonianza del tecnico che seguì la costruzione del muro che affermò come le due parti fossero, al tempo, concordi sulla posizione dello stesso.
Potrei elencarne molti altri.
Ho sempre creduto che in questa materia è importante, fra chi la pratica, la condivisione dei principi e che sulle procedure e sulle sfumature ci può essere confronto. E ho sempre creduto nell’importanza dei forum e del mondo “internet” in generale per propagare cultura. Ahimè, più dei testi e di ogni altra forma attualmente presente.
Oggi a internet e ai forum si rivolge una stragrande maggioranza di tecnici per risolvere il problemino del momento, un po’ come ci rivolgiamo a wikipedia quando non conosciamo il significato di una parola. Su internet c’è la risposta a tutto. Anche chi va dal medico sa già che malattia ha. L’ha letto su internet.
Me ne sono accorto nell’ultima CTP che sto eseguendo dove il tecnico di controparte ha fatto una relazione bellissima e ben scritta; salvo però che le conclusioni in calce contraddicono tutto ciò che è scritto in premessa e sono riportate in un linguaggio totalmente diverso. Al che ho drizzato le antenne ed ho pensato: “vuoi vedere che questo……”. Mi sono messo a fare una ricerca su internet digitando la parola “riconfinazioni” e dopo poco ho trovato una pagina illustrativa di un tecnico del Nord-Italia che spiegava ai potenziali committenti cosa erano le riconfinazioni e su quali principi vertevano. Questa pagina metteva sapientemente insieme, anche con un bel linguaggio, il sunto di tante altre pagine trovate su internet, in parte anche del sottoscritto. Identica alla premessa della relazione del tecnico di controparte.
Torniamo al tema della discussione.
Convenzionalità e Anti-Convenzionalità nelle riconfinazioni.
Qualcuno di voi ha già dato qualche interessante spunto di riflessione.
Cosa si può intendere per convenzionale o anti-convenzionale in questa materia?
Normalmente per convenzionale, nelle materie tecniche, si dice di soluzioni riferite ad una procedura ben definita oppure di soluzioni che rispettino una normativa specifica.
Convenzionale può essere la redazione di una Certificazione Energetica o la redazione di qualsiasi altra "pratica" professionale. Dove si eseguono appunto delle "pratiche".
Nelle Riconfinazioni, purtroppo o per fortuna (secondo me per fortuna), non c’è una normativa procedurale.
Esiste l’Art.950 del CC di sole 7 righe che ne identifica gli aspetti giuridici. Esiste l’importante DPR 650 del 1972 che sancisce l’importanza dei Tipi di Frazionamento come elemento di individuazione della volontà delle parti, esiste la Circolare 2/92 che indica l’importanza di rilevare (dopo l’entrata in vigore della Circolare 2/88) altri punti di inquadramento nella confinazione.
Non esiste una normativa procedurale e questo mi riporta anche alla difficoltà concettuale che avemmo nella stesura di un protocollo come sono gli standard di qualità. Non è facile per niente semplificare una materia che non lo è indicando una strada. Strade che spesso non trovano riscontro nelle sentenze.
E sono queste l’unica soluzione, la verità processuale. Possiamo avere anche mille ragioni ma le dobbiamo dimostrare e le dobbiamo far valere.
E sono queste l’unica soluzione, la verità processuale. Possiamo avere anche mille ragioni ma le dobbiamo dimostrare e le dobbiamo far valere.
Le procedure per eseguire un lavoro corretto, non essendo normate, sono dunque la sommatoria di più conoscenze e più abilità.
Conoscenze relative alla Formazione e Conservazione della Mappa, limiti della stessa, conoscenze topografiche; abilità nell’indagare la volontà delle parti, nel verificare lo stato dei luoghi e saper riconoscere i segni indicatori del territorio, abilità nel reperimento e nella valutazione delle prove, abilità nella valutazione delle imprecisioni legate alla ricostruzione.
In conclusione il mio pensiero è che ci stiamo confrontando con una materia non convenzionale dove ci vuole innalzamento delle capacità critiche e grandi abilità di indagine oltre che, come detto in precedenza, di grande prudenza nell’affrontarla.
Bisogna anche riflettere sul fatto che, quasi mai, anche procedure che a noi sembrano scontate possano invece risolversi in maniera anticonvenzionale. Mi riferisco, per esempio, alla ricostruzione di tipi di aggiornamento anteriori alla Circolare 2/88. Nell’ultimo caso con cui mi sto confrontando la convenzionalità avrebbe suggerito di procedere in un certo modo, vista la mancanza di reperimento dell’atto tecnico Tipo di Frazionamento andato perso (avevamo solo la mappa tolta alla visura sul quale era stato riportato). La convenzionalità avrebbe portato a ricostruire sulla base grafica le misure e le coordinate della dividente. Invece a una maggiore indagine ho propenso per una soluzione anti-convenzionale e legata ad altri elementi che meglio individuavano la volontà delle parti e che erano la relazione tra questa linea contesa e un’altra, ancor oggi materializzata, e posta in altro luogo. Tutte e due linee originate dallo stesso tipo.
Infine dico che non sono quasi mai convenzionali le sentenze dove elementi di prova che emergono dalle indagini prevalgono sulle ricostruzioni catastali perché di più e meglio riescono ad individuare la volontà delle parti.
Non sono convenzionali nemmeno le scelte legate alla ricostruzione delle linee catastali, che io distinguo dalla più generale riconfinazione, come:
- La scelta, il numero e la qualità dei punti di appoggio;
- La valutazione profonda della loro incidenza nella ricostruzione dei confini non sempre riconducibile all’attribuzione dei pesi;
- La valutazione profonda sulla funzione e il legame che possono avere con la linea da ricostruire (soprattutto in quelle da mappa di Impianto)
- La valutazione delle imprecisioni intervenute nella confinazione;
- Ecc.
Chiudo ribadendo che queste mie riflessioni non vogliono essere e non devono essere esaustive in questa discussione ma spunto di riflessione per allargare il campo.
Ribadisco anche convintamente che sia fondamentale arrivare a condividere, tra gli operatori, i principi per affrontare correttamente la materia.
Ribadisco anche convintamente che sia fondamentale arrivare a condividere, tra gli operatori, i principi per affrontare correttamente la materia.
Cordialmente
Carlo Cinelli
giovedì 12 gennaio 2017
Velocità della Formazione Professionale
Buongiorno a tutti.
Dando per scontato, per il momento, che sia necessaria una continua formazione, ritenete che sia altrettanto necessario che essa abbia una velocità costante o comunque regolare? Fuor di metafora, è altrettanto giustificato “garantire” un quid di crediti per ogni periodo?
Attendo considerazioni.
Leonardo
Dando per scontato, per il momento, che sia necessaria una continua formazione, ritenete che sia altrettanto necessario che essa abbia una velocità costante o comunque regolare? Fuor di metafora, è altrettanto giustificato “garantire” un quid di crediti per ogni periodo?
Attendo considerazioni.
Leonardo
martedì 10 gennaio 2017
Frazionamento allegato all'atto e dpr 650/72
propongo un caso atipico:
Un proprietario cede una parte del suo terreno con capannone compreso (non in mappa) allegando un tipo di frazionamento successivo al 1972 e, pochi giorni dopo, cede l'altra parte, allegando lo stesso frazionamento. In tutti e due gli atti si specifica che il lotto va dalla strada al capannone.
nel secondo atto si richiama quanto scritto nel primo, cioè che il primo acquirente dovrà, prima possibile, chiudere il vano porta del capannone che confina con il secondo acquirente.
Il frazionamento riporta misure su due lati ed uno di questi due è una vecchia strada presente già all'impianto. Il resto sono linee nate ante 72 e la dividente parte da una linea ante 72 (non quotata) per finire nel lato quotato. Sul posto le misure riportate nel frazionamento sono state verificate e tornano perfettamente. Il capannone, messo poi in mappa sulla dividente, però, è tre metri più indietro.
Il dpr 650/72 dice "Eventuali altri disegni o planimetrie uniti all'atto che da' origine al trasferimento non possono riportare misure in contrasto con quelle espressamente i indicate sul tipo di frazionamento ovvero, nel caso previsto nel quinto comma del successivo art. 6, sul disegno allegato ad esso."
Non ci sono altre misure allegate all'atto, ma c'è una esplicita dichiarazione dei confini.
le misure riportate nel frazionamento tornano, ma non torna la dividente.
Quale è il confine corretto?
Secondo me è il capannone. E' sbagliato il frazionamento ma la volontà delle parti era quella di trasferire fino al capannone.
Un proprietario cede una parte del suo terreno con capannone compreso (non in mappa) allegando un tipo di frazionamento successivo al 1972 e, pochi giorni dopo, cede l'altra parte, allegando lo stesso frazionamento. In tutti e due gli atti si specifica che il lotto va dalla strada al capannone.
nel secondo atto si richiama quanto scritto nel primo, cioè che il primo acquirente dovrà, prima possibile, chiudere il vano porta del capannone che confina con il secondo acquirente.
Il frazionamento riporta misure su due lati ed uno di questi due è una vecchia strada presente già all'impianto. Il resto sono linee nate ante 72 e la dividente parte da una linea ante 72 (non quotata) per finire nel lato quotato. Sul posto le misure riportate nel frazionamento sono state verificate e tornano perfettamente. Il capannone, messo poi in mappa sulla dividente, però, è tre metri più indietro.
Il dpr 650/72 dice "Eventuali altri disegni o planimetrie uniti all'atto che da' origine al trasferimento non possono riportare misure in contrasto con quelle espressamente i indicate sul tipo di frazionamento ovvero, nel caso previsto nel quinto comma del successivo art. 6, sul disegno allegato ad esso."
Non ci sono altre misure allegate all'atto, ma c'è una esplicita dichiarazione dei confini.
le misure riportate nel frazionamento tornano, ma non torna la dividente.
Quale è il confine corretto?
Secondo me è il capannone. E' sbagliato il frazionamento ma la volontà delle parti era quella di trasferire fino al capannone.
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lunedì 9 gennaio 2017
Confinazione catastale
Un saluto a tutti i pionieri di questo caffè in fase di messa a punto!
Mi sembra che nulla vieti di metterlo a punto chiacchierando delle nostre faccende di lavoro. Appassionante, lavoro.
Penso che uno stimolo efficace per la conversazione sia porre una domanda, piuttosto che fare una relazione densa di affermazioni. Riguardo all'oggetto, pongo quindi una domanda: premesso che l'elemento catastale è normalmente considerato prova residuale della posizione di un confine di proprietà, l'oggetto che ho proposto può essere considerato un ossimoro?
Spero di non aver raffreddato il caffè...
Leonardo
Mi sembra che nulla vieti di metterlo a punto chiacchierando delle nostre faccende di lavoro. Appassionante, lavoro.
Penso che uno stimolo efficace per la conversazione sia porre una domanda, piuttosto che fare una relazione densa di affermazioni. Riguardo all'oggetto, pongo quindi una domanda: premesso che l'elemento catastale è normalmente considerato prova residuale della posizione di un confine di proprietà, l'oggetto che ho proposto può essere considerato un ossimoro?
Spero di non aver raffreddato il caffè...
Leonardo
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luogo
Italia
domenica 8 gennaio 2017
Ci riusciamo! saluti ghiacciati da rubino.
Come prendere un caffè con noi
Presentiamo il caffè letterario
Il Caffè è stato aperto da alcuni geometri liberi professionisti interessati al confronto delle idee, in cerca di uno spazio di discussione fondato sul rispetto per la differenza dei punti di vista, considerata fonte di accrescimento culturale.
La scelta di un modello d’altri tempi vuole sottolineare l’auspicio di evitare il clima rissoso in voga in molti ambiti. Non dubitiamo che dar libero sfogo all’emotività offra il vantaggio di non rinunciare a feconde idee spontanee, ma per contro temiamo di perdere la libertà espressiva, e quindi il contributo, di chi mal sopporta la violenza verbale.
È stato intitolato ai Geometri per ricordare l’interesse comune dei promotori, impegnati in topografia e catasto e per questi temi in contatto fra loro da tempo; diamo quindi il benvenuto a chiunque condivida i nostri interessi ma anche a chi ne voglia proporre di propri, attinenti nel senso più generale alle libere professioni.
Come funziona?
Il funzionamento del caffè letterario è semplice: gli autori scrivono un post avendo cura di precisarne le etichette utili a catalogarlo, gli avventori potranno arricchire la discussione con i commenti.
Il Caffè è un luogo di serena convivialità dove sono gradite passione e veemenza nei limiti del rispetto reciproco e per le idee altrui: ci prendiamo un caffè e discutiamo civilmente, ancorché animatamente, di qualunque buon argomento. Al solo scopo di tutelare questo rispetto gli autori sottoporranno i commenti a moderazione, arrivando fino a cancellarli se non ritenuti idonei a loro insindacabile giudizio.
Gli avventori del Caffè potranno proporre agli autori, tramite un apposito form, un argomento da sviluppare. Possono anche chiedere di divenire a propria volta autori; la loro candidatura sarà valutata con specifica attenzione all’autocontrollo e all’impegno dimostrati.
Il Caffè è stato aperto da alcuni geometri liberi professionisti interessati al confronto delle idee, in cerca di uno spazio di discussione fondato sul rispetto per la differenza dei punti di vista, considerata fonte di accrescimento culturale.
La scelta di un modello d’altri tempi vuole sottolineare l’auspicio di evitare il clima rissoso in voga in molti ambiti. Non dubitiamo che dar libero sfogo all’emotività offra il vantaggio di non rinunciare a feconde idee spontanee, ma per contro temiamo di perdere la libertà espressiva, e quindi il contributo, di chi mal sopporta la violenza verbale.
È stato intitolato ai Geometri per ricordare l’interesse comune dei promotori, impegnati in topografia e catasto e per questi temi in contatto fra loro da tempo; diamo quindi il benvenuto a chiunque condivida i nostri interessi ma anche a chi ne voglia proporre di propri, attinenti nel senso più generale alle libere professioni.
Come funziona?
Il funzionamento del caffè letterario è semplice: gli autori scrivono un post avendo cura di precisarne le etichette utili a catalogarlo, gli avventori potranno arricchire la discussione con i commenti.
Il Caffè è un luogo di serena convivialità dove sono gradite passione e veemenza nei limiti del rispetto reciproco e per le idee altrui: ci prendiamo un caffè e discutiamo civilmente, ancorché animatamente, di qualunque buon argomento. Al solo scopo di tutelare questo rispetto gli autori sottoporranno i commenti a moderazione, arrivando fino a cancellarli se non ritenuti idonei a loro insindacabile giudizio.
Gli avventori del Caffè potranno proporre agli autori, tramite un apposito form, un argomento da sviluppare. Possono anche chiedere di divenire a propria volta autori; la loro candidatura sarà valutata con specifica attenzione all’autocontrollo e all’impegno dimostrati.
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