Quanto segue prende spunto dalla “disobbedienza
civile” che nel corso del tempo si è espressa come metodo di
opposizione cosciente e ferma, ma non violenta a norme considerate
ingiuste; nel senso più ampio, l'ingiustizia delle norme può
configurare veri e propri pericoli o danni, ma anche soltanto una
significativa inefficacia che diviene dannosa nel momento
dell'imposizione normativa.
In tema di formazione professionale, è
indispensabile premettere che non si intende sostenere l'inutilità
(e quindi la dannosità) della formazione in sé, bensì quella
dell'obbligo, da non confondersi con la necessità di verifica
soprattutto su nuove competenze più oltre descritta.
Formazione scolastica e professionale
I presupposti dell'aggiornamento professionale
Agli studenti del quinto anno per Geometri
dell'Istituto Tecnico Pier Crescenzi di Bologna riuniti in occasione
del diploma conseguito nell'anno 1945 fra le distruzioni belliche, i
professori tennero un discorso di congedo di questo tenore:
“Voi oggi siete Geometri, ma non dovete
pensare di aver imparato una professione e di poterla
esercitare senz'altro da ora in avanti. Noi vi abbiamo
fornito gli strumenti necessari per iniziare
a lavorare, ma soprattutto vi abbiamo
insegnato a studiare. E da oggi dovrete farlo continuamente, senza
mai pensare di aver già completato la vostra preparazione
professionale.”
Il discorso si ispira a concetti condivisibili
e immutabili implicitamente richiamati nella direttiva europea n.
2005/36/CE che indica nella “formazione e istruzione permanente”
lo strumento per mantenere prestazioni professionali sicure ed
efficaci; tali concetti individuano una base formativa comune
nella condivisione degli strumenti operativi acquisiti a scuola,
distinta dalla successiva, diuturna evoluzione professionale, che
deve svilupparsi soprattutto su base educativa
soggettiva, in
particolare per chi esercita la Professione in modo autonomo.
Corre l'obbligo di precisare che chiunque
lavori con sistematica preparazione tecnica svolge un lavoro
professionale, ma se lo fa inquadrato in un'organizzazione da cui
dipende sarà un Professionista Dipendente, mentre facendolo
autonomamente sarà un Professionista Libero. Al primo può essere
richiesta un'integrazione formativa collegata alle necessità
dell'organizzazione da cui dipende, mentre al secondo dev'essere
lasciata la libertà di sviluppare la propria crescita in modo
indipendente, aggiornando i propri strumenti oppure acquisendone di
nuovi nei tempi che solo la sua attività professionale determina.
Il codice deontologico in vigore per i Geometri
Liberi Professionisti, all’art. 23 impone all'Iscritto di
“mantenere costantemente aggiornata la propria preparazione
professionale attraverso lo svolgimento e la frequenza delle attività
di informazione, di formazione e di aggiornamento secondo le modalità
statuite dal Consiglio Nazionale Geometri sentiti i Collegi
provinciali e circondariali”.
Elementi fondanti della Libera Professione
Per il corretto esercizio di una Libera
Professione tecnica occorrono tre elementi distinti e indissolubili:
la padronanza di strumenti teorico-pratici, l'autonomia nella loro
applicazione per l'assolvimento degli obblighi libero professionali,
l'aggiornamento specifico per ciascuna applicazione richiesta.
L'acquisizione degli strumenti si ha con la
formazione scolastica e si dimostra con i relativi esami, il
conseguimento dell'autonomia libero professionale si dimostra con
l'esame di stato e l'aggiornamento è documentato dal curriculum.
Un quarto elemento, facoltativo, è
l'acquisizione di specifiche competenze per l'abilitazione a singole
attività per cui è richiesta l'iscrizione in elenchi speciali, e
tanto la formazione quanto l'aggiornamento seguono precisi iter. È
opportuno osservare che l'iscrizione a uno di questi elenchi è
complemento e non elemento della Libera Professione.
Si deve ricordare che i Consigli Provinciali
hanno sempre avuto l'obbligo di assicurare il rispetto del codice
deontologico e quindi anche di verificare che l'Iscritto sia in
possesso dell'aggiornamento necessario imposto da detto codice a
prescindere dalle modalità formative che qui si mettono in
discussione. Fra le criticità si può annoverare il mancato o
carente assolvimento del compito da parte dei Consigli.
L'obbligo formativo vigente
Caratteristiche e criticità
I presupposti
Se non v'è dubbio che l'aggiornamento
professionale sia una necessità ancor prima che un obbligo, non v'è
dubbio neppure che lo si raggiunga attraverso lo svolgimento di
attività di informazione e formazione. Sussistono invece concreti e
capitali dubbi sulle modalità statuite dal Consiglio Nazionale, a
cominciare dal metodo con cui sono state formulate, che ha escluso
gli Iscritti dalle scelte.
Ne risulta una cosiddetta “Formazione
Professionale Continua” fondata sull'acquisizione di un dato numero
di Crediti Formativi in ogni periodo: in altre parole l'aggiornamento
deve avvenire a una certa “velocità media”, cosa
accettabile solo postulando l'esistenza di una velocità media
nell'evoluzione delle competenze richieste a ogni Libero
Professionista. Evidentemente si tratta di un postulato insostenibile
perché le innovazioni che determinano veri cambiamenti di approccio
allo svolgimento delle attività professionali, e perciò richiedono
l’acquisizione di nuove conoscenze, si sono sempre manifestate
casualmente e perciò senza qualsivoglia ritmo regolare prevedibile.
Al contrario i processi che si rinnovano
costantemente (spesso addirittura a ritmo incalzante) sono quelli di
produzione di strumenti tecnici, che vengono aggiornati sia per
ottenere migliorie operative sia per pura strategia commerciale, ma
conservando i metodi di approccio professionale noti e non
richiedendo quindi alcuna formazione ma soltanto, e non sempre,
informazione.
L'applicazione
Sappiamo che la formazione scolastica,
necessaria, non si avvale strutturalmente del contributo del mondo
professionale, libero o dipendente, ma si fonda su programmi definiti
scolasticamente e verificati allo stesso modo nel corso dello
svolgimento. Anche l'obbligo “formativo” post scolastico in
vigore oggi non si avvale strutturalmente del contributo del
mondo professionale, ma tendenzialmente si rivolge alla produzione
degli strumenti operativi già menzionati, realizzando una
scoordinata estensione della formazione scolastica.
Prescindendo dall'ambito dipendente, la
formazione e l'aggiornamento di ogni Libero Professionista hanno
sempre seguito criteri di totale autonomia che ognuno applicava
basandosi sullo studio delle nuove possibilità e delle loro
correlazioni con le realtà affrontate; arricchendosi quindi con
l'esperienza soggettiva. Oggi si è intrapresa una via di obbligo
fondato sull'acquisizione di un certo numero di cosiddetti crediti
formativi, concettualmente simili a quelli scolastici, l'assegnazione
dei quali è concertata da un piccolo numero di soggetti scelti con
criteri oligarchici e realizzata da singoli elementi, qualificati a
farlo dagli stessi soggetti di cui sopra in frequente distonia con il
mondo operativo a cui la Libera Professione deve rivolgersi e,
possibilmente, ispirarsi. Il tutto è coronato da una criticità
cruciale nella cosiddetta verifica finale, demandata agli stessi
soggetti formatori interessati a promuovere gli eventi che offrono
elevando la percentuale di esiti positivi.
È fortemente inibita la tradizionale pratica
di studio autonomo, tranne nei casi (comunque non strutturali) di
Liberi Professionisti formatori. Si ha il paradosso di
richiedere ai “docenti” un tipo di preparazione vietata ai
“discenti”!
Infine il Credito Formativo associato alla
durata di un evento ne richiede necessariamente la frequentazione;
infatti viene assegnato soltanto se è verificata la presenza pur se
l’Iscritto dimostra padronanza della materia trattata superando le
verifiche. Imposizione che non trova alcuna giustificazione se non
quelle, inquietanti, di pretendere l’ossequio al “docente” o la
visione dei prodotti che presenta. E comunque le citate verifiche,
quando presenti, sono nel migliore dei casi simulazioni scolastiche
di attività professionali; inutili per chi già le svolge e
inefficaci per chi dovrebbe acquisire autonomia pratica.
Possibili alternative e potenziali vulnerabilità
Il confronto e la collaborazione con i Colleghi
La storia delle Libere Professioni ha fondato
l'aggiornamento e la stessa crescita delle competenze di ciascun
Iscritto sul confronto delle esperienze con i Colleghi, tanto Liberi
quanto Dipendenti, sulla collaborazione con essi e non di rado sulla
reciproca assistenza, espressamente prevista dai Codici Deontologici
dei vari Ordini e Collegi.
Il metodo, oltre a consentire lo sviluppo delle
eccellenze che tutti hanno potuto conoscere (si possono citare decine
di nomi, stimatissimi pur non avendo mai conseguito Crediti Formativi
nell'intera carriera) favorisce la reciproca conoscenza e sviluppa il
senso di appartenenza a una Categoria, implicando mutuo rispetto.
Il curriculum professionale
Del “valore” di ciascun Professionista è
sempre stato garante il curriculum professionale, cosa tuttora
radicata nella necessità di allegarlo per partecipare a specifiche
gare e nettamente percepita tanto dai Professionisti che lo
aggiornano e propongono quanto dai Committenti che lo tengono nel
dovuto conto mentre non considerano mai i Crediti Formativi
acquisiti.
Preoccupazioni salienti
Una carenza formale
Il titolo di studio certifica la conoscenza
degli strumenti teorico-pratici e l'esame di stato certifica
l’autonomia nella padronanza delle applicazioni professionali.
Ambedue le certificazioni hanno il crisma dell’ufficialità. Il
curriculum illustra l'esperienza e la dimestichezza acquisite, ma lo
fa senza alcuna certificazione formale.
A questa carenza non sopperisce l'obbligo di
acquisizione di Crediti Formativi che nel migliore dei casi si limita
oggi a ribadire la prima verifica distraendo dall'ultima, e comunque
manifesta gravi carenze di rappresentatività degli organismi
ufficiali che sovrintendono.
Un rischio sostanziale
Poiché il prestigio del curriculum professionale cresce abitualmente
con il passare del tempo, di norma il confronto privilegia chi è
attivo da maggior tempo senza che questo implichi necessariamente una
preparazione più efficace. Il rischio si concretizza, storicamente,
nelle gare che impongono ai partecipanti una soglia di fatturato
pregresso nel campo specifico, escludendo in tal modo i più giovani.
In questo caso dei Crediti Professionali correttamente certificati
permetterebbero opportunità più eque.
Proposte
Certificazione e verifica delle condizioni
Si può facilmente osservare che prestazioni
professionali inadeguate sono esistite in passato, ma non sono
affatto scongiurate oggi; si conferma dunque l'importanza del mix
individuale di conoscenze, capacità, predisposizione e
professionalità nella scelta di campi operativi congeniali.
Il problema più grave delle Libere
Professioni è certamente l'impossibilità per la maggior parte (la
più debole) dei Committenti di valutare autonomamente e
tempestivamente la prestazione ottenuta.
Questo suggerisce la necessità di un'adeguata verifica e giustifica
i tentativi di offrire delle garanzie in tal senso. Tuttavia la
stessa impossibilità l'hanno eventuali terzi chiamati a valutare
quelle prestazioni, soprattutto se devono farlo a priori assegnando
astratti Crediti Formativi a chi non è messo a concreta prova: gli
unici che possono vantare oggettivamente competenza sulle materie
professionali sono i Professionisti che le trattano. Questo
giustifica dubbi sull'obiettività dei giudizi, per perseguire la
quale si possono immaginare due strategie: la formale
autocertificazione, che implica conseguenze penali per dichiarazioni
false, e la verifica da parte di commissioni di più soggetti,
possibilmente di varia estrazione.
L'autocertificazione del Curriculum consente
ridotto spreco di risorse e ottima rispondenza delle informazioni
alle necessità del Committente. Il ricorso a Commissioni di
valutazione può essere previsto per controlli a campione sulle
autocertificazioni, appare utile se richiesto degli interessati per
superare il limite della rappresentatività del curriculum in caso di
appalti e diviene indispensabile, con l’ulteriore garanzia che le
Commissioni siano composte da soggetti terzi, per la verifica finale
dei partecipanti a corsi, seminari, eventi di studio e di confronto
di qualunque tipo e durata, che si auspicano quindi facoltativi se
non per le procedure di acquisizione e la certificazione di nuove
competenze, da equiparare a studi scolastici.
Disobbedienza formativa
Perché i concetti ispiratori sopra descritti
possano trovare la giusta considerazione, si invita il Consiglio
Nazionale a promuovere, assecondare e accettare la partecipazione di
tutti gli Iscritti allo studio delle soluzioni ai problemi qui
discussi e a ogni altra necessità di Categoria.
A tal fine e per sottolineare l’assoluta
inadeguatezza dell’attuale Regolamento si auspica che molti
Geometri Liberi Professionisti esercitino la disobbedienza
formativa:
- evitando gli eventi non ritenuti
professionalmente esaurienti anche se forieri di cosiddetti Crediti
Formativi,
- rifiutando esplicitamente tali crediti
negli eventi a cui si partecipa ritenendoli proficui,
- comunicando la propria scelta di
disobbediente al proprio Collegio e al Consiglio Nazionale, allegando
alla comunicazione il presente Manifesto.
Questa azione mira a sensibilizzare gli Organi
di Categoria sia ai problemi in essere sia alla necessità di
eliminare ogni ostacolo alla partecipazione degli Iscritti alla vita
della Categoria.