venerdì 13 gennaio 2017

Convenzionalità e Anti-Convenzionalità nelle Riconfinazioni

Buongiorno a tutti
Premetto che queste mie riflessioni sono del tutto personali e che questo messaggio non vuole essere una lezione, un dogma, un precetto o qualcosa di simile e nemmeno un intervento che vuole esaurire il tema ma invece l’inizio di una discussione, spero proficua, che prenda in considerazione uno degli aspetti più importanti, deontologicamente parlando, della materia: quello dell’approccio.
L’approccio è fondamentale per poter risolvere i conflitti in modo positivo, che non vuol dire necessariamente arrivare ad una transazione o una mediazione ma, invece, far prevalere le ragioni di chi le ha, tenendo conto di tutte le evenienze e le incertezze potenziali del processo di ricostruzione. Evenienze che trovano fondamento e ragione appunto nella Convenzionalità o non Convenzionalità della materia.
Nell'approccio e, di conseguenza, nei contatti con la committenza è fondamentale mostrare prudenza perché anche ragioni che possono sembrare assolute e al di sopra di ogni sospetto potrebbero non esserlo agli occhi del Giudice o scivolare su delle evenienze impreviste.
Riporto velocemente qualche esempio.
In una causa di qualche anno fa ricostruimmo, con il CTU, la linea di confine così come rappresentata sulle mappe catastali di Impianto. Facemmo un lavoro accurato e ben eseguito. Anche il CTP di controparte prese atto delle evidenze che si palesarono e nelle quali la sua parte era soccombente. Alla fine però la causa fu decisa da un banalissimo Certificato Sostitutivo di notorietà allegato ad un Condono Edilizio nel quale la mia cliente dichiarava che aveva costruito un annesso sul retro del fabbricato principale sul confine di proprietà quando invece la faccia più esterna si trovava 2 metri dentro al confine.
In un’altra ricostruimmo, con il CTU, il confine incerto soggettivamente. Il mio cliente contestava infatti la costruzione di un muro sul confine da parte del vicino avvenuta 8 anni prima e in posizione non corretta. Facemmo tutte le indagini del caso anche sulla fotogrammetria e vedemmo come effettivamente il vicino aveva invaso il terreno del mio committente per circa 1,5 metri. La causa fu decisa invece dalla testimonianza del tecnico che seguì la costruzione del muro che affermò come le due parti fossero, al tempo, concordi sulla posizione dello stesso.
Potrei elencarne molti altri.
Ho sempre creduto che in questa materia è importante, fra chi la pratica, la condivisione dei principi e che sulle procedure e sulle sfumature ci può essere confronto. E ho sempre creduto nell’importanza dei forum e del mondo “internet” in generale per propagare cultura. Ahimè, più dei testi e di ogni altra forma attualmente presente.
Oggi a internet e ai forum si rivolge una stragrande maggioranza di tecnici per risolvere il problemino del momento, un po’ come ci rivolgiamo a wikipedia quando non conosciamo il significato di una parola. Su internet c’è la risposta a tutto. Anche chi va dal medico sa già che malattia ha. L’ha letto su internet.
Me ne sono accorto nell’ultima CTP che sto eseguendo dove il tecnico di controparte ha fatto una relazione bellissima e ben scritta; salvo però che le conclusioni in calce contraddicono tutto ciò che è scritto in premessa e sono riportate in un linguaggio totalmente diverso. Al che ho drizzato le antenne ed ho pensato: “vuoi vedere che questo……”. Mi sono messo a fare una ricerca su internet digitando la parola “riconfinazioni” e dopo poco ho trovato una pagina illustrativa di un tecnico del Nord-Italia che spiegava ai potenziali committenti cosa erano le riconfinazioni e su quali principi vertevano. Questa pagina metteva sapientemente insieme, anche con un bel linguaggio, il sunto di tante altre pagine trovate su internet, in parte anche del sottoscritto. Identica alla premessa della relazione del tecnico di controparte.
Torniamo al tema della discussione.
Convenzionalità e Anti-Convenzionalità nelle riconfinazioni.
Qualcuno di voi ha già dato qualche interessante spunto di riflessione.
Cosa si può intendere per convenzionale o anti-convenzionale in questa materia?
Normalmente per convenzionale, nelle materie tecniche, si dice di soluzioni riferite ad una procedura ben definita oppure di soluzioni che rispettino una normativa specifica.
Convenzionale può essere la redazione di una Certificazione Energetica o la redazione di qualsiasi altra "pratica" professionale. Dove si eseguono appunto delle "pratiche".
Nelle Riconfinazioni, purtroppo o per fortuna (secondo me per fortuna), non c’è una normativa procedurale.
Esiste l’Art.950 del CC di sole 7 righe che ne identifica gli aspetti giuridici. Esiste l’importante DPR 650 del 1972 che sancisce l’importanza dei Tipi di Frazionamento come elemento di individuazione della volontà delle parti, esiste la Circolare 2/92 che indica l’importanza di rilevare (dopo l’entrata in vigore della Circolare 2/88) altri punti di inquadramento nella confinazione.
Non esiste una normativa procedurale e questo mi riporta anche alla difficoltà concettuale che avemmo nella stesura di un protocollo come sono gli standard di qualità. Non è facile per niente semplificare una materia che non lo è indicando una strada. Strade che spesso non trovano riscontro nelle sentenze.
E sono queste l’unica soluzione, la verità processuale. Possiamo avere anche mille ragioni ma le dobbiamo dimostrare e le dobbiamo far valere.
Le procedure per eseguire un lavoro corretto, non essendo normate, sono dunque la sommatoria di più conoscenze e più abilità.
Conoscenze relative alla Formazione e Conservazione della Mappa, limiti della stessa, conoscenze topografiche; abilità nell’indagare la volontà delle parti, nel verificare lo stato dei luoghi e saper riconoscere i segni indicatori del territorio, abilità nel reperimento e nella valutazione delle prove, abilità nella valutazione delle imprecisioni legate alla ricostruzione.
In conclusione il mio pensiero è che ci stiamo confrontando con una materia non convenzionale dove ci vuole innalzamento delle capacità critiche e grandi abilità di indagine oltre che, come detto in precedenza, di grande prudenza nell’affrontarla.
Bisogna anche riflettere sul fatto che, quasi mai, anche procedure che a noi sembrano scontate possano invece risolversi in maniera anticonvenzionale. Mi riferisco, per esempio, alla ricostruzione di tipi di aggiornamento anteriori alla Circolare 2/88. Nell’ultimo caso con cui mi sto confrontando la convenzionalità avrebbe suggerito di procedere in un certo modo, vista la mancanza di reperimento dell’atto tecnico Tipo di Frazionamento andato perso (avevamo solo la mappa tolta alla visura sul quale era stato riportato). La convenzionalità avrebbe portato a ricostruire sulla base grafica le misure e le coordinate della dividente. Invece a una maggiore indagine ho propenso per una soluzione anti-convenzionale e legata ad altri elementi che meglio individuavano la volontà delle parti e che erano la relazione tra questa linea contesa e un’altra, ancor oggi materializzata, e posta in altro luogo. Tutte e due linee originate dallo stesso tipo.
Infine dico che non sono quasi mai convenzionali le sentenze dove elementi di prova che emergono dalle indagini prevalgono sulle ricostruzioni catastali perché di più e meglio riescono ad individuare la volontà delle parti.
Non sono convenzionali nemmeno le scelte legate alla ricostruzione delle linee catastali, che io distinguo dalla più generale riconfinazione, come:
  • La scelta, il numero e la qualità dei punti di appoggio;
  • La valutazione profonda della loro incidenza nella ricostruzione dei confini non sempre riconducibile all’attribuzione dei pesi;
  • La valutazione profonda sulla funzione e il legame che possono avere con la linea da ricostruire (soprattutto in quelle da mappa di Impianto)
  • La valutazione delle imprecisioni intervenute nella confinazione;
  • Ecc.
Chiudo ribadendo che queste mie riflessioni non vogliono essere e non devono essere esaustive in questa discussione ma spunto di riflessione per allargare il campo.
Ribadisco anche convintamente che sia fondamentale arrivare a condividere, tra gli operatori, i principi per affrontare correttamente la materia.
Cordialmente
Carlo Cinelli

3 commenti:

  1. Ciao Carlo,
    a dire il vero le tue riflessioni, pur non volendo esaurire il tema, ne fanno comunque una disamina piuttosto ampia, che potrebbe anche scoraggiare altri dall'intervenire come in un primo momento aveva scoraggiato me: pressato da alcune scadenze fatico a trovare il tempo per un'analisi tanto dettagliata quanto l'argomento meriterebbe.
    In effetti quasi ogni tuo paragrafo sarebbe degno di una discussione interessante; ma credo che l'allargamento porterebbe alla dispersione o alla superficialità. Perciò potremo affrontare i vari punti in altre discussioni e qui mi limito all'oggetto: la convenzionalità di una materia.

    Mi sembra, Carlo, che tu abbia "coniato" un'altra definizione di un concetto, dopo la tollerabilità degli scarti che io impiegai un po' di tempo a comprendere.
    A una prima lettura immaginavo che il cenno iniziale all'approccio fosse uno dei possibili approfondimenti a margine, ma poi mi è parso che il concetto stesso di convenzionalità tu lo intenda applicato proprio all'approccio più che alla materia in sé: alla dichiarazione di successione ci si deve approcciare in modo predefinito, ossia convenzionale, mentre alla ricerca di un confine incerto ci si dovrà approcciare senza alcuno schema predefinito, e dunque senza convenzioni di sorta.

    L'esempio della denuncia di successione l'ho fatto di proposito, perché - se ho ben interpretato - personalmente vorrei evitare l'approccio automatico (ossia da automa) anche per tutte le materie che definirei "professionali".

    Forse sto solo cercando di tornare ai miei schemi mentali, che mi fanno individuare nel Professionista colui che comprende il perché fare qualcosa e nell'Operatore colui che padroneggia il come farlo.
    Attendo conferma di essere sulla strada giusta oppure una correzioni di rotta!
    Leonardo

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  2. Caro Leo
    Credo proprio che tu sia sulla strada giusta.
    Sono portato per natura a riflettere molto sui lavori fatti e non ad archiviarli velocemente.
    Gli ultimi tre incarichi in questo settore hanno messo in risalto, se ce ne fosse stato bisogno, pur con caratteristiche diverse, l'anti-convenzionalità dell'approccio e anche delle soluzioni.
    Non è materia che si risolve con procedure codificate.
    E d'altronde quante volte l'abbiamo detto insieme ai Corsi? Tu hai sempre fatto la distinzione tra pratica e perizia.
    Quanto al coniare nuove terminologie credo che da un punto di vista educativo, più che formativo, ce ne sia bisogno per far risaltare meglio dei concetti che, per mio modo di vedere, sono fondamentali.
    Ciao
    Carlo

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  3. Anche se nella stagione giusta il “caffè freddo” è molto accattivante, in questa preferisco non farlo raffreddare troppo: torno su questo tema che mi pare non abbia ancora ricevuto le giuste attenzioni: Convenzionalità e Anti-Convenzionalità (o Non-Convenzionalità) di una materia. Nel post introduttivo Carlo individua la Convenzionalità nella possibilità/necessità di rispettare una normativa specifica.

    Ma perché, poi, di una materia soltanto? La ricerca di un confine perduto è particolarmente libera da vincoli normativi, ma in qualche misura ogni attività professionale gode di questa libertà: lo spero e mi impegno parecchio per far sì che sia così.
    Se il Docfa fosse strettamente Convenzionale dovremmo proporre la rendita usando il classamento automatico. Se lo fosse la progettazione la si eseguirebbe applicando opportuni paragrafi di Regolamenti Edilizi, PSC e cose simili.

    Il problema che considero più grave è la tendenza di molti Liberi Professionisti a “desiderare” la Convenzionalità. Discorso molto ampio e forse OT, ma è il motivo per cui dedico l'impegno di cui sopra, anche nel campo della cosiddetta formazione.

    A proposito dei corsi citati nella risposta, proprio perché sono certissimo che la riconfinazione è ai massimi livelli di non convenzionalità, credo che sia addirittura fuori luogo parlare di “corsi”: semplicemente non la si può “insegnare”, ma ci si può soltanto confrontare.
    Leonardo

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