Buongiorno a tutti.
Dando per scontato, per il momento, che sia necessaria una continua formazione, ritenete che sia altrettanto necessario che essa abbia una velocità costante o comunque regolare? Fuor di metafora, è altrettanto giustificato “garantire” un quid di crediti per ogni periodo?
Attendo considerazioni.
Leonardo
premesso che quella che viene chiamata formazione continua in realtà è un aggiornamento professionale, ritengo che i 60 crediti in tre anni per tutti siano di largo respiro. Le innovazioni, nel nostro settore, sono all'ordine del giorno ed è giusto che un iscritto all'albo sia sempre aggiornato, se vuol fare bene la professione. Magari sarebbe utile approfittare per aggiornarsi anche in materie in cui si è meno ferrati e non rincorrere i crediti gratis come fa la maggior parte delle persone. vedo però, che molti vedono i crediti come un inutile obbligo, non come una opportunità.
RispondiEliminaEccomi!
EliminaIo li vedo come un inutile obbligo. E come tale odioso.
Ma questa è l'anticipazione di una conclusione, perché ora vorrei specificare che la domanda era un po' diversa: non chiedevo "se siano giusti 60 CF al triennio", ma se sia giusto (cercare di) stabilire una velocità, qualunque essa sia: 60, 10 o 1000. Soltanto se stabilissimo che è giusto fissarne una dovremmo cercare di capire come fissarla e arrivare a indicarne una. A quel punto non dovrebbe nemmeno essere di largo respiro, ma corretta...
Altre opinioni?
Leonardo
io la penso come il caro Leonardo (che saluto).
EliminaPer come la vivo io, purtroppo, riuscire a totalizzare il numero di punti necessari certe volte diventa una corsa contro il tempo. Ma questo lo noto anche nei colleghi coi quali parlo, che hanno un lavoro più o meno costante, e si ritrovano a dover fare il primo corso a caso pescato dalla rete giusto per levarsi il peso dei benedetti punti e portare a casa il risultato. Altri cercano il gioco facile con i corsi gratis spesso organizzati dalle case di cementi & collanti etc... che diciamocelo, sono interessanti, ma arricchiscono veramente le conoscenze? Passatemi la battuta, che si presta bene al discorso, questi corsi sono da noi chiamati in gergo "calci di rigore" ...non penso ci sia da spiegarne il motivo :)
Al discorso sopra ci aggiungo una polemica che (lo so sono palloso su questo punto) spesso sollevo.
Io, che di diversi corsi sono e sono stato relatore, totalizzo meno punti di chi viene a seguire il mio corso!
In più, se sono relatore dello stesso corso, non posso usufruire dei punti più di una volta per lo stesso argomento!
E' vero che, nell'ottica di accrescere le conoscenze, questa modalità è giusta... ma è anche vero che chi è relatore di una materia tecnica deve essere costantemente aggiornato sulla stessa oltre a perdere molto tempo per creare il corso, aggiornarlo, relazionarlo materialmente anche in più posti e/o più volte!
(è pacifico dire che queste cose non vengono fatte per i compensi giusto? perchè altrimenti chiudiamo tranquillamente bottega se si deve stare ai compensi dei corsi...)
Questo porta via un sacco di tempo, tempo che un tecnico potrebbe dedicare alla formazione e/o conoscenza di altre materie. Perchè questo non viene premiato?
perchè le sessioni di commissione e riunioni ufficiali con le pubbliche amministrazini non vengono premiate?
non sono quest'ultime utili alla formazione, la conoscenza, lo studio di nuove circolari?
Per come stanno le cose attuali un relatore studia, si ritrova con gli altri colleghi, creano il corso e/o convegno che andranno ad esporre: prendono 2 punti.
Chi partecipa al corso ne prende 8. Sono l'unico al quale questa cosa torna poco?
Un caro saluto a tutti del Blog, sperando di leggervi spesso visto che, da quando ho smesso di fumare, ho iniziato a prender più caffè di quanti ne prendevo prima!
Duccio Mazzanti
Mi fa piacere trovare qui al "caffè" anche l'ottimo Duccio!
RispondiEliminaCerto che accettando la logica dei cosiddetti Crediti Formativi (ohibò) è contestabile che al relatore ne possano spettare meno che a chi lo ascolta: sarebbe logico soltanto se si assumesse che il primo è un cialtrone talmente noioso da imporre un premio a chi riesce ad ascoltarlo!
Ma in questo primo momento non vorrei ancora allargare il discorso, perché considero cruciale la questione che ho posto, ossia la "velocità media" della formazione: tot crediti in tot tempo.
Paolo ha ben interpretato la concezione che sta alla base di questa impostazione, che io penso sia un'illusione molto diffusa: l'aggiornamento professionale è necessario. Certo! Ma non trovo alcuna dimostrazione che sia necessario imprimergli una velocità predeterminata!
Ho l'impressione che ci si confonda fondando questa scelta sull'assunto che il progresso è continuo e sempre più frenetico.
Sbaglio?
Leonardo
Ho corretto l'oggetto di questa discussione per dargli una connotazione più specifica. Di conseguenza ho aperto un'altra discussione per il problema posto da Duccio.
RispondiEliminaNel frattempo nessuno ha confermato (o smentito) l'impressione che si imponga una certa velocità all'aggiornamento professionale, assumendo che ciò segua l'andamento del progresso tecnico; cosa che mi sembra molto probabile.
Nessuno vede problemi discendere molto direttamente da questa ipotesi?
Leonardo
Carissimi, in determinate strade vigono limiti minimi di velocità, volti a garantire scorrevolezza del traffico; allo stesso modo credo possiamo considerare i 60 crediti triennali. Quanto alla attribuzione dei medesimi ai relatori, non credo sia come scritto: mi risulta che per le docenze in corsi (non seminari) vengano attribuiti 2 crediti/ora, col limite triennale di 30 CFP.
RispondiEliminaPer il resto sappiamo bene che i crediti sono o dovrebbero essere come il bollino blu. Abbracci!
Certo, Stefano; e benvenuto al caffè!
RispondiEliminaPenso che quella che dai sia una "interpretazione autentica" dell'attuale situazione formativa. Interpretazione sulla cui ufficialità non ho dubbi, ma che io mi domandavo (e domandavo coralmente) se sia adeguata alle necessità. A tutte, le necessità: dei singoli, degli ignari Committenti e più in generale della Società.
L'esempio stradale, che come molti esempi è parziale, si presta comunque a un approfondimento: le strade soggette a limiti minimi lo sono in quanto si considera che là il traffico scorra almeno a quella velocità, e dunque un veicolo più lento costituirebbe intralcio e pericolo.
Nel caso della formazione ho suggerito che la velocità media non sia impostata su quella del progresso professionale (velocità che ritengo inesistente), ma su quella del progresso strumentale. Una distinzione che mi pare molto importante e sono pronto ad approfondire se non fosse chiara in quanto foriera di conseguenze che reputo cruciali.
Il bollino blu su un veicolo non certifica l'acquisizione di nuove prestazioni, ma la conservazione di quelle per cui fu omologato. Volendo traslare questo concetto nell'ambito formativo professionale lo considererei più una verifica periodica di corretta manutenzione.
Non ti pare?
Leonardo
Caro Leo, come non condividere le tue considerazioni?
EliminaIn effetti penso al principio del bollino blu come "garanzia" di mantenimento delle conoscenze professionali (avrei scritto competenze ma non volevo essere frainteso); partendo dal presupposto che l'abilitazione professionale garantisca un livello minimo di partenza (così forse non è, ma potrebbe esserlo) il bollino blu ne dovrebbe garantire il mantenimento latu sensu, né più né meno.
La specializzazione è altro, e ha solo una lontana parentela con la formazione continua, ben potendo tali nuove conoscenze essere computate come fcp.
L'opinione che essa debba essere impostata sulla velocità del progresso (tu scrivi strumentale e io direi più genericamente tecnologico) può essere condivisibile ma ciò potrebbe avere effetti collaterali non sempre positivi.
Un tale che, ahilui, aveva letto sul mio sito delle mirabolanti capacità che ivi millanto, mi scriveva di aver bisogno di controllare un confine e mi chiedeva sostanzialmente due cose: quanto costa e, guarda caso, s'io usassi la tecnologia gps.
Credo che il malcapitato sottintendesse che la riteneva più sicura e/o affidabile, ma non mi pareva il caso di discettare sulla bontà del risultato affidata alla strumentazione piuttosto che alla persona dietro questa.
Resistendo alla tentazione di dirgli che faccio ampio uso della tecnologia satellitare col navigatore dell'auto o dello smartphone, e di correggerlo in punto di spillo su quell'acronimo ormai superato, l'ho invitato a venire nel mio studio e spiegarmi, in concreto, cosa intendesse ché poi gli avrei fatto un preventivo, ma non l'ho visto né sentito.
Il piccolo apologo autoreferenziale mi dà l'occasione di ricordare quando la circolare 2/88 spazzò via - di fatto - un vecchio modo di operare nel Catasto Terreni, così come Acquisiz e Accatast (che Dio li abbia in gloria) e poco dopo DocFa nel Catasto Fabbricati.
I professionisti troppo vecchi o pigri pian piano cedettero il passo ai più giovani o intraprendenti, ma non furono pochi quelli che li facevano compilare per poi sottoscriverli, compiendo quello che ci vorrebbe poco a definire un falso.
Fosse allora esistita la long-life learning cosa si sarebbe potuto o dovuto fare?
A presto.
Benissimo, Stefano, la premessa è condivisibile: l'abilitazione garantisce il livello di partenza. Se sia davvero così o meno non è e non può essere un problema da affrontare con la formazione successiva o con l'aggiornamento, anche perché “spalmare” le responsabilità deresponsabilizza.
RispondiEliminaSarebbe poi interessante approfondire il tema della verifica del “mantenimento del livello minimo”, che implica necessariamente aggiornamenti in ragione della variazione di quel minimo; ma forse è il caso di farlo in altra discussione per non disperderci. In ogni caso se quella garanzia si può avere con la semplice verifica, non c'è necessità di crediti.
In merito a questi, siccome sono richiesti a una certa velocità media, hai anche accennato a un problema: i possibili effetti non sempre positivi di seguire quella del progresso tecnologico, come hai giustamente corretto il mio improprio “strumentale”.
Io penso che sia bene affrontare i problemi non appena li si scorge, e dunque farei attenzione proprio a questo, che a mio modo di vedere suggerirebbe di non applicare il metodo dei crediti neppure se questi si dimostrassero efficaci nell'ambito scolastico per il quale sono tagliati.
La “scuola” deve fornire le conoscenze di base e verificarne la padronanza essenziale, e l'esame di stato accerta la loro evoluzione in conoscenze professionali. È ragionevole che l'acquisizione di nuove conoscenze imponga una procedura simile, con veri e propri corsi, ma non è così per l'uso anche più evoluto delle stesse. Altrimenti se ne nega l'acquisizione già accertata.
Quanto alla specializzazione, a cui accenni, preciserei che è un semplice approfondimento di conoscenze che scuola ed esame di stato hanno stabilito essere già in possesso del Professionista, pur se passibili di affinamento. Quindi la specializzazione non è acquisizione di nuove conoscenze, ma approfondimento dell'uso di quelle disponibili.
Tutto ciò (e molto altro), a mio modo di vedere, giustifica la verifica (periodica o saltuaria) e non certo la “formazione a punti”.
Leggermente OT, permettimi di non concordare affatto sull'effetto benefico della circolare 2/88 che avrebbe fatto piazza pulita di vecchi e pigri; tanto meno fecero piazza pulita Acquisiz, Accatast e poi Docfa. Altri meriti ebbero, se li ebbero, quelle novità. E qualche demerito.
Infine cade a proposito il “long-life learning” che, faccio osservare, non è “long-life school”; anzi, io userei il maschile per l'apprendimento proprio per non confonderlo con la scuola... Imparare per tutta la vita è pratica che tutti i Liberi Professionisti che ho conosciuto nell'ultimo mezzo secolo hanno seguito attivamente; ma andare tutta la vita a scuola, come ci chiedono i “punti”, è cosa affatto diversa. Direi opposta.
Il problema più grosso che ho incontrato seguendo per un paio di decenni i ragazzi che preparavano l'esame di stato era la mancanza di indipendenza dalla scuola per poter svolgere la Professione in modo autonomo. Perpetuare la sensazione di essere sotto l'ala protettrice di un “Grande Formatore” è un altro rischio da considerare molto seriamente. Long-life bamboccing?
Leonardo